Intervista: Daniele Turchetto

Presentati: Nome, età e dove giochi abitualmente a Firenze. Giochi solo a tennis o ti capita anche il padel?
Daniele Turchetto, 52 anni di Firenze, sono socio presso il circolo 2M Isolotto. Gioco soltanto a tennis, col padel mi sono cimentato un paio di volte ma lo lascio alle nuove leve, non fa per me…

Hai giocato oltre 400 partite su Gameset: da quanto tempo giochi a tennis e cosa ti ha fatto appassionare così tanto?
Come tanti uomini della mia età ho iniziato da piccolo, intorno agli 8 -10 anni, ho giocato per una decina di anni poi a causa del declino sportivo del tennis in Italia, negli anni ’90 e duemila, a favore del calcio e gli altri sport di massa, ho attaccato la racchetta al chiodo. Poi casualmente una decina di anni fa ho conosciuto un dirigente di un circolo di tennis della provincia di Firenze, il quale mi ha fatto rientrare nel giro e mi ha fatto riappassionare a questo sport magico e un po’ maledetto…

Sei un giocatore di livello avanzato e con una grande esperienza: quali sono oggi i tuoi colpi più solidi su cui costruisci il tuo gioco? E invece quelli su cui senti di poter ancora fare uno step in più?
Tendenzialmente sono un giocatore da fondo campo e cerco di variare il mio gioco in base alle caratteristiche dell’avversario. I colpi con i quali mi sento più sicuro sono il rovescio in back e il drop shot anche se qualche volta mi lascio andare per la troppa sicurezza.

Per quanto riguarda invece i colpi sui quali dovrei lavorare maggiormente, ci sono lo smash a rete ed il servizio che vorrei fosse più incisivo nella prima palla e più lavorata sulla seconda.

La terra rossa è la tua superficie preferita: cosa ti piace di più di questo tipo di gioco? Ti rappresenta anche a livello di stile?
La terra rossa è la superficie sulla quale sono nato tennisticamente parlando quindi è la mia preferita. Mi piace il tipo di rimbalzo e la sensazione che comunque ogni colpo può essere raggiunto perché il fondo non è velocissimo e la palla può essere controllata.

Con oltre 80 tornei giocati, hai sicuramente vissuto tante situazioni diverse: cosa significa per te il tennis oggi? È più competizione, divertimento o equilibrio mentale?
In effetti 80 tornei sono tanti; non li avevo mai contati e ti ringrazio per questa informazione… Detto questo, per me il tennis oggi è una sfida prima mentale e poi fisica con me stesso. In secondo luogo, è divertimento e condivisione con l’avversario di una competizione che, comunque, deve sempre rimanere dentro a un recinto di rispetto e lealtà sportiva.

Con così tante partite alle spalle, la pressione la conosci bene: come gestisci i momenti importanti durante un match? Hai una tua routine mentale o tattica?
Ecco, questa è una nota dolente del mio essere tennista. Come si dice in gergo sportivo qualche volta perdo un po’ le staffe con me stesso, per qualche colpo sbagliato di troppo o per qualche decisione tattica cambiata all’ultimo momento. Detto questo riesco a gestire bene la pressione in partita, cercando di giocare punto dopo punto, azzerando un errore precedente o non caricandomi troppo per un vincente che mi ha fatto guadagnare un quindici.

Guardando il tuo percorso, hai raggiunto un ottimo livello e grande continuità: hai ancora degli obiettivi personali nel tennis?
Il mio obiettivo adesso è soprattutto divertirmi e limitare al minimo gli acciacchi, vista la non ormai veneranda età…e conoscere nuove persone per allargare sempre di più il giro di amicizie tennistiche.

Giochi in diversi circoli della zona (come DNA Tennis, Antella, Grassina, Quaracchi): ti piace variare ambienti e avversari oppure hai anche un gruppo fisso con cui giochi spesso?
Sinceramente no, non ho un gruppo fisso di giocatori con cui gioco regolarmente, ci sono ragazzi che ormai conosco da anni e abbastanza spesso ci ritroviamo per giocare e fare due chiacchere. Come dici, mi piace variare ambienti e persone con cui giocare perché non giocando sempre con gli stessi avversari credo che si possa migliorare e correggere errori che altrimenti non potrei scoprire e vedere.

Quante persone nuove hai conosciuto grazie al tennis? E quanto ha inciso Gameset?
Se devo essere sincero credo di avere perso il conto, a spanne penso di aver incontrato e conosciuto in questi anni oltre 100 ragazzi, tutti correttissimi e con i quali non ho mai avuto un minimo screzio o discussione. In questo sicuramente un plauso va a Gameset, siete riusciti a creare una piattaforma di persone serie e soprattutto amanti del tennis e della sua sportività.

Come hai scoperto Gameset e cosa ti ha spinto a usarlo con così tanta continuità?
In realtà ho scoperto Oratennis, quindi torniamo indietro di almeno 6/7 anni, prima che l’evoluzione Gameset prendesse vita. Devo ringraziare un ragazzo che già ci giocava e così, quasi per scherzo, mi sono iscritto e da lì è nata questa bellissima avventura sui campi in terra battuta. La continuità, inoltre, è dovuta al fatto che, per un amante del tennis come me, il potermi iscrivere anche contemporaneamente a più tornei mi permette di avere sempre la settimana occupata da 3/4 partite, a mio avviso numero ancora ideale per un giocatore della mia età.

In concreto, cosa ti ha dato Gameset? Più partite, più stimoli, nuovi avversari? E se dovessi migliorare qualcosa della piattaforma, cosa suggeriresti?
Se mi posso ripetere, Gameset mi ha dato quella continuità di gioco che altrimenti non avrei potuto avere soltanto giocando con amici o persone conosciute a giro nei circoli. A livello di miglioramenti, sempre ci possono essere, però in tutta sincerità questa piattaforma adesso ha veramente pochi difetti e funziona molto fluidamente.

Sei molto attivo su Gameset: cosa cambia, secondo te, tra organizzare una partita di torneo “gameset” e giocare un torneo “classico” federale o di circolo?
La differenza fondamentale è la flessibiltà e l’elasticità con cui si possono organizzare le partite, avendo, noi giocatori, carta bianca per gestirci le partite, sia come orari che come circoli dove giocare. Questo è veramente un punto a favore rispetto alla rigidità che possiamo trovare invece in tornei FIT/TPRA od organizzati nei vari circoli cittadini.

Ti va di raccontarci qualcosa di te fuori dal campo? Chi è Daniele oltre al tennis?
Cosa dire, chi mi conosce, lo potrà confermare, sono una persona molto tranquilla che conduce una vita un po’ frenetica, fra lavoro e famiglia, una vita però ricca di soddisfazioni. Lavoro in una galleria d’arte contemporanea, quindi sono immerso ed a contatto dalla mattina alla sera, con opere d’arte di ogni forma e bellezza, sarà per questo che amo il tennis, per me lo sport più bello, difficile e soddisfacente che possa esistere.